SOCIAL MEDIA STRATEGIST

I bambini come focus delle nuove strategie di marketing

da | Dic 1, 2022 | Digital Strategist | 0 commenti

Il ruolo dei consumatori nel corso degli ultimi anni si è invertito: non sono più gli adulti ad influenzare i più giovani, bensì il contrario, motivo per cui i brand si stanno concentrando sempre di più nell’includere i bambini nelle proprie strategie di marketing.

Fin dalla giovane età i bimbi sono bombardati da messaggi pubblicitari, espliciti o meno, di diversa tipologia e in diversi formati, a partire dagli spot in tv, per finire con i jingle al supermercato.

Il consumo tra i giovanissimi

Con l’avvento del digitale, i giovani sono diventati sempre più un target attivo nell’acquisto dei beni di consumo. Essi inoltre sono in grado di influenzare in maniera sia diretta che indiretta l’acquisto dei genitori.

Gli “under” raggiungono i beni di consumo ad un’età sempre più bassa, diventando dei soggetti economici a tutti gli effetti e attirando l’attenzione dei brand e delle strategie di marketing, a partire dal fatto che pesano sempre di più sulle scelte familiari.

Con una lotta sempre più agguerrita dei brand per comparire nelle fasce orarie giuste, inserire i loro prodotti durante i programmi adatti e farsi promuovere dai baby influencer più seguiti, i giovani entrano in contatto con una miriade di stimoli diversi e diventano a tutti gli effetti dei consumatori che si avvalgono della riprova sociale e che influenzano anche i loro simili, poiché in una fascia d’età delicata come i teenagers i consumi tendono a conformarsi per creare gruppi di appartenenza.

Fonte: Unsplash.com

Le ricerche

Già a partire dagli anni ’80 le ricerche etnografiche si sono sviluppate mirando a raccogliere i dati relativi al comportamento dei bambini rispetto a determinati prodotti. Questo genere di ricerche porta gli studiosi a svolgere osservazioni nel tempo, così da avere la fiducia dei soggetti studiati e ottenere delle risposte oneste e ricche di dettagli necessari che possono poi essere utilizzati nelle campagne di marketing del futuro.

Ciò significa, in parole povere, che i ricercatori scelgono dei soggetti da sottoporre a degli stimoli fin dalla giovane età e li intervistano con intervalli di tempo più o meno lunghi per capire quali di questi stimoli sono insiti più in profondità e quali invece hanno funzionato di meno, comportando lo scarso interesse verso un prodotto o la poca riconoscibilità dello stesso. L’ambiente scelto è sempre quello conosciuto dall’infante, in modo che si senta al sicuro e non subisca stress, sentendosi libero di esprimersi.

I brand, avendo visto nel corso degli anni i risultati di queste ricerche, cercano  di influenzare sempre di più le preferenze fin dalla tenera età, poiché i giovani sono:

  • Consumatori immediati di diverse tipologie di prodotto;
  • Influenzatori dei consumi degli adulti, nella fattispecie dei genitori o parenti;
  • Futuri consumatori, poiché se fidelizzati continueranno a legarsi ad un marchio o ad un prodotto specifico anche una volta cresciuti.
Fonte: Unsplash.com

Processo di sviluppo del bambino in relazione al consumo

Prima di parlare del concetto di consumo nei bambini, bisogna indubbiamente capire il processo di sviluppo degli stessi facendo riferimento alle 4 fasi dell’evoluzione cognitiva del bambino individuate da Jean Piaget, uno psicologo, biologo, pedagogista e filosofo svizzero:

  1. Fase senso-motoria (0-2 anni): si basa sullo schema stimolo-risposta dei primi approcci con il mondo esterno;
  2. Fase pre-operazionale (2-6/7 anni): il bambino inizia a conoscere le cose che lo circondano e sviluppa delle abilità linguistiche e cognitive più organizzate. È ancora legato, però, a ciò che vede in quel momento specifico intorno a lui;
  3. Fase operazionale-concreta (6/7-11 anni): il bambino riesce a distinguere la percezione sensoriale e le altre forme di pensiero, con un ragionamento che gli permette di avere informazioni sugli oggetti concreti, essendo attento a stimoli e messaggi di diverso genere;
  4. Fase operazionale-formale (dai 12 anni): lo sviluppo completo delle abilità cognitive, con il pensiero astratto e ragionamenti legati non solo alla realtà ma anche ad affermazioni verbali o concetti.

Possiamo capire perciò che i bambini sono molto suscettibili agli stimoli di marketing fino ai 7 anni, quando ancora sono legati all’esperienza sensoriale ed emotiva, ovvero prima che elaborino uno sviluppato pensiero.

Il consumismo giovanile

Il consumismo giovanile è talmente amplificato che gli adolescenti e i bambini vengono ora considerati un vero e proprio target di marketing, da fidelizzare il prima possibile in quanto parte preponderante della domanda sul mercato.

Perché il bambino è considerato il consumatore ideale?

  • Passa molto tempo davanti ai dispositivi elettronici, quindi è facile da raggiungere, inoltre è molto suscettibile ai jingle e agli stimoli di vario genere;
  • Comprano ciò che vogliono, gli si può potenzialmente vendere qualsiasi cosa;
  • Sono i futuri consumatori;
  • Sono influenzati dai coetanei e di conseguenza li influenzano a loro volta;
  • Condizionano i genitori e non solo nei consumi per i bambini.

L’ingenuità di questo giovane consumatore, però, non va intesa come un pericolo, poiché il marketing rispetta delle regole etiche e legali che tutelano i minori ed i consumatori in generale.

Particolarmente utile è capire come fanno i bambini ad influenzare il consumo dei genitori o ancor più a farsi comprare ciò che vogliono. “Pester Power” è letteralmente il potere di assillare, che viene messo in campo dai bimbi per ottenere dai genitori ciò che desiderano. Poniamo caso che il bambino influenzato da una strategia di marketing di un brand decida di voler entrare in possesso di un prodotto ed il genitore lo neghi. Il risultato immediato è la lotta, ed è qui che viene messo in atto il “pester power”. In questa lotta è dura per i genitori far comprendere ai figli il perché della negazione e, in molti casi, questi tendono a rinunciare e terminare così la pressione da parte dei bambini.

Fonte: unsplash.com

Kid marketing

Proprio perché i bambini sono i consumatori attivi di domani, i brand creano delle strategie di marketing con elementi facilmente memorizzabili e molto accattivanti per gli infanti, come animali, jingle, colori e confezioni colorate o semplicemente utilizzando l’esca del regalo all’interno della confezione.

I bambini amano le pubblicità: difficilmente cambiano canale se ne trovano una, rimanendo incollati allo schermo e ascoltando il messaggio promozionale che, in maniera conscia o inconscia, attira la loro attenzione. Questa tipologia di kid marketing mira a creare una sensazione di fiducia e attrazione verso un prodotto, che automaticamente espanderà a macchia d’olio l’interesse verso il brand a causa dell’omologazione tipica dei ragazzini, influenzati nei gusti e sottoposti alle stesse pubblicità. Questo perché hanno gli stessi orari, routine e abitudini.

Questo fatto è confermato da alcuni dati:

  • I bambini sono bombardati da una media di oltre 300 spot ogni giorno;
  • Già a 3 anni si vede sviluppata la conoscenza di alcuni marchi;
  • Alcune aziende consultano dei giovanissimi che riportano loro i trend del momento, in modo da avere dei consigli da chi vive in quella fascia d’età.

È inevitabile, quindi, che le aziende abbiano sviluppato un crescente interesse per questa categoria di consumatori, quelli del futuro.

Tu pensi sia una scelta etica o andrebbe ulteriormente controllata?